Già pubblicata su www.spietati.it.
martedì 15 dicembre 2015
L'INFINITA FABBRICA DEL DUOMO
martedì 17 novembre 2015
LOVE
“Mattino del 1º gennaio, il telefono squilla. Murphy si sveglia accanto
alla giovane moglie e al figlio di due anni. Ascolta un messaggio
lasciato alla segreteria telefonica: tremendamente angosciata, la madre
di Electra vuole sapere se Murphy ha notizie di sua figlia scomparsa da
tempo, poiché teme che le sia capitato qualcosa di grave. Nel corso di
una lunga giornata piovosa, Murphy si ritrova solo nel suo appartamento a
ricordare la sua più grande storia d’amore: due anni con Electra. Una
passione ardente piena di promesse, giochi, eccessi ed errori…” (dal
presskit).
Nel
corso degli anni ho sognato di fare un film che riproducesse al meglio
la passione amorosa di una giovane coppia in tutti i suoi eccessi fisici
ed emotivi. Una sorta di amour fou simile alla quintessenza di ciò che i
miei amici o io stesso abbiamo potuto vivere. Un melodramma
contemporaneo in grado d’integrare molteplici scene d’amore e capace di
superare la ridicola barriera che impedisce di mostrare sequenze
apertamente erotiche in un film normale (…). Volevo filmare ciò che il
cinema, per ragioni commerciali o legali, può permettersi raramente,
vale a dire filmare la dimensione organica dello stato amoroso. Eppure,
nella maggioranza dei casi, è qui che risiede l’essenza stessa
dell’attrazione all’interno di una coppia. Il partito preso consisteva
quindi nel mostrare una passione intensa sotto una luce naturale, dunque
animale, ludica, orgasmica e lacrimale. Contrariamente ai miei progetti
precedenti, per una volta non si tratta che di violenza sentimentale ed
estasi amorosa.
Affaire Love
Love Affair
Sulle pagine del quotidiano elvetico Le Temps, Marie-Claude Martin scrive: “Come Irréversible che raccontava una storia di stupro al contrario, Love
è una macchina per risalire il tempo. Come sempre, Gaspar Noé cerca
l’origine, questo tempo originario in cui niente è stato ancora
alterato, nel quale tutto è puro, semplice, infantile. Solo il ritorno
all’indietro e su di sé permette di raggiungere - sapendolo
definitivamente perduto - questo stato precedente alla corruzione”.
L’osservazione di Marie-Claude Martin coglie perfettamente nel segno:
se per Noé “il tempo distrugge tutto” (Le Temps Détruit Tout),
la sola risorsa a disposizione per contrastare o sospendere questa
opera devastatrice risiede nello sfaldamento, nello smantellamento della
linearità cronologica e nella regressione verso il luogo immaginario e
primordiale dell’origine, là dove ogni cosa è colta in statu nascendi,
nel momento aurorale del suo manifestarsi. L’inversione diviene una
figura della regressione allo stato anteriore alla degradazione e al
disfacimento: i finali di Irréversible, Enter the Void e Love,
tre pellicole concepite più o meno nello stesso periodo e
indissolubilmente legate tra loro, rispondono a questa logica
regressiva, amniotica e lustrale. L’epilogo nella vasca da bagno di Love,
benché suscettibile di una lettura simbolica d’impronta mortuaria (le
tonalità purpuree che impregnano l’inquadratura, il freeze frame
cadaverico che paralizza i corpi avvinghiati e la didascalia-epitaffio
THE END a caratteri cubitali), conclude quella che potrebbe essere
plausibilmente definita “trilogia della regressione”. Una trilogia che,
per quanto contraddistinta dallo stesso movimento retrogrado, porrebbe
di volta in volta l’accento su elementi diversi della dinamica
regressiva: la violenza in Irréversible, la morte in Enter the Void e, infine, il sentimento amoroso in Love. Non è affatto fortuito che Noé, interpellato sull’influenza esercitata da 2001: Odissea nello spazio e da Kubrick in generale sul suo cinema, abbia risposto in questi termini: “2001: Odissea nello spazio
è un film sensoriale, ma è soprattutto un film molto cerebrale,
meccanico, che sviluppa un discorso sull’umanità, sull’intelligenza
artificiale e altre cose ancora. I miei film sono molto mammiferi, i
suoi sono più costruiti con la neocorteccia, dunque la parte del
cervello che serve al linguaggio e alla previsione del futuro, i miei
film parlano più delle pulsioni mammifere - o rettili - dell’uomo e
della donna”.
Strutturato sull’esperienza del ricordo di Murphy (l’espediente narrativo che permette a Noé lo zigzagante percorso a ritroso), Love
abbraccia deliberatamente codici visivi che si discostano in modo
eclatante dal canone pornografico: anziché concentrarsi esclusivamente
sui genitali e sui particolari prestazionali, le inquadrature concedono
ampio respiro all’integralità fisica (la scena di apertura sulle note
della Gnossienne nº 3 di Satie, la sequenza del threesome su quelle di Maggot Brain
dei Funkadelic), si assestano sulle parti superiori dei corpi
(l’amplesso che segue al “Can you show me how tender you can be?”
sussurrato da Electra/Aomi Muyock a Murphy sulle note
dell’indimenticabile Lucifer Rising Take Two
di Bobby Beausoleil) oppure si stringono addirittura sui soli volti
ripresi in primo piano (Murphy e la sua ex Lucile/Xamira Zuloaga intenti
a baciarsi sulle note di Always Returning
di Brian Eno). Contrariamente a quanto ipotizzato nelle fasi di
scrittura e preparazione (inizialmente Noé avrebbe voluto fare un film
pressoché privo di dialoghi, con sole musiche di accompagnamento e voce
over di Murphy), grande spazio è stato lasciato all’improvvisazione, sia
nelle parti dialogate (si pensi al feroce litigio nel taxi tra Murphy
ed Electra) che in quelle performative (la sequenza, già divenuta di
culto, del full frontal cumshot girato alla fine del primo giorno
di riprese, con tanto di richiesta esplicita di Karl Glusman a Noé di
togliersi dal suo campo visivo per non inibire l'eiaculazione).
Questo, tra tutti i miei film, è quello più vicino a ciò che ho potuto conoscere dell’esistenza e anche il più malinconico.
Un ringraziamento a Lorenzo Baldassari per la consulenza tecnica.
Già pubblicata su www.spietati.it.
martedì 3 novembre 2015
DHEEPAN - UNA NUOVA VITA
"In fuga dalla guerra civile in Sri Lanka, un ex guerriero Tamil, una
giovane donna e una bambina si fingono una famiglia. Accolti come
rifugiati in Francia, vanno ad abitare in una banlieue difficile dove,
pur conoscendosi appena, cercano di vivere in armonia." (dal pressbook).
Settimo lungometraggio di Jacques Audiard, Dheepan
si è aggiudicato la Palma d’oro al Festival di Cannes del 2015. Se la
ricompensa suprema arriva solo oggi, il figlio d’arte del celebre
dialoghista, sceneggiatore e romanziere Michel Audiard è già stato
premiato a Cannes nel 1996 con Un héros très discret (migliore sceneggiatura) e nel 2009 con Un prophète (Grand Prix Speciale della Giuria). Entrambi i film precedentemente ricompensati condividono con quest’ultimo, a differenza di Un sapore di ruggine e ossa,
la tipica ossessione audiardiana: quella di un talento sopito o
nascosto che si risveglia nel protagonista a causa della pressione
ambientale e delle regole di sopravvivenza dettate dal microcosmo in cui
egli si trova accidentalmente gettato - si pensi anche al bellissimo
noir d’esordio del 1994 Regarde les hommes tomber.
Questa volta, tuttavia, l’accento è posto più sulla forza che spinge il
protagonista a ridestare il talento dormiente che sull’eccezionalità del
talento stesso: in Dheepan l’uomo che non amava più la
guerra, come recitava il sottotitolo originale, diventa l’uomo che
torna alla guerra per amore/amare. E stavolta, inoltre, l’impianto
drammaturgico cambia sensibilmente rotta rispetto alle costruzioni
controllatissime cui Audiard ci ha abituati (Un sapore di ruggine e ossa
rappresenta il culmine di questa signoria autoriale): tutta la parte
sentimentale della sceneggiatura è stata scritta lasciando dei vuoti da
colmare durante le riprese, che hanno dunque avuto il compito di
sviluppare i frammenti lasciati allo stato embrionale nello script.
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mercoledì 21 ottobre 2015
SUBURRA
Un ringraziamento a Elisa Schiavi per il suggerimento della terza chiave di lettura.
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giovedì 8 ottobre 2015
SICARIO
“In una zona di confine tra Stati Uniti e Messico, dove la legge non
conta, Kate (Emily Blunt) è un’agente dell’FBI giovane e idealista,
arruolata dal funzionario di una task force governativa per la lotta
alla droga (Josh Brolin) per compiere una missione speciale. Sotto la
guida di un ambiguo e impenetrabile consulente (Benicio Del Toro) la
squadra parte per un viaggio clandestino, costringendo Kate a mettere in
discussione tutto ciò in cui crede per riuscire a sopravvivere.” (dal
presskit).
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ENEMY
“Adam, un professore discreto, conduce una vita tranquilla con la fidanzata Mary. Il giorno in cui scopre il suo sosia perfetto nella persona di Anthony, un attore stravagante, sente una profonda inquietudine. Inizia allora a osservare a distanza la vita di questo uomo e della sua misteriosa moglie incinta. Poi Adam si mette a immaginare i più fantastici scenari per sé e la propria coppia.” (dal presskit).
Quella che segue non è una recensione, ma un'indagine interpretativa
del film in questione. Si suggerisce caldamente la lettura soltanto a
visione avvenuta, dal momento che l'indagine stessa, come ogni inchiesta
degna di questo nome, non sarebbe stata possibile omettendo snodi
centrali e passaggi salienti della trama. Detto altrimenti e più
chiaramente, ciò che segue si rivolge esclusivamente a chi abbia visto
il film e sia disposto ad avventurarsi - non dico a condividerla, non mi
spingerei a tanto - nella mia proposta interpretativa.
[Per non appesantire ulteriormente la lettura, il corposo passaggio si trova nel seguente paragrafo.]
“Si
sono separati lentamente, lei ha accennato un sorriso, lui ha accennato
un sorriso, ma noi sappiamo che Tertuliano Máximo Afonso ha un'altra
idea in testa, e cioè sottrarre alla vista di Maria da Paz, il prima
possibile, i fogli rivelatori, per cui non c'è da stupirsi che l'abbia
quasi spinta in cucina, Vai, vai a fare il caffè mentre io metto un po'
di ordine in questo caos, e allora è accaduto l'inaudito, come se non
desse importanza alle parole che le uscivano di bocca o come se non le
capisse completamente, lei ha mormorato, Il caos è un ordine da
decifrare, Cosa, cos'hai detto, domandò Tertuliano Máximo Afonso, che
aveva già la lista dei nomi in salvo, Che il caos è un ordine da
decifrare, Dove l'hai letto, da chi l'hai sentito, Mi è venuto in questo
momento, non credo di averlo mai letto, e, quanto ad averlo udito, sono
sicura di no, Ma come mai ti è venuta una frase del genere, Cos'ha di
speciale questa frase, Moltissimo, Non so, forse perché il mio lavoro in
banca si fa con cifre, e le cifre, quando si presentano mescolate,
confuse, possono apparire come elementi caotici a chi non le conosca,
eppure in loro c'è, latente, un ordine, in realtà credo che le cifre non
abbiano senso al di fuori di un qualsiasi ordine si dia loro, il
problema sta nel saperlo trovare, Qui non ci sono cifre, Ma c'è caos,
sei stato tu a dirlo, Un po' di video fuori posto, nient'altro, E anche
le immagini che vi sono dentro, le une accostate alle altre in modo da
raccontare una storia, cioè, un ordine, e i successivi caos che
formerebbero se le disperdessimo prima di riaccostarle per organizzare
storie diverse, e i successivi ordini che così otterremmo, sempre
lasciando dietro un caos ordinato, sempre avanzando in un caos da
ordinare, I segnali ideologici, ha detto Tertuliano Máximo Afonso, poco
sicuro che il riferimento venisse a proposito, Sì, i segnali ideologici,
se vuoi, Dai l'impressione di non credermi, Non importa se ti credo o
non ti credo, lo saprai tu cosa stai cercando, Ciò che stento a capire è
come tu abbia fatto questa scoperta, l'idea di un ordine contenuto nel
caos e che al suo interno può essere decifrato, Vuoi dire che in tutti
questi mesi, da quando è iniziata la nostra relazione, non mi hai mai
considerato abbastanza intelligente da avere delle idee, Macché, non si
tratta di questo, tu sei una persona molto intelligente, eppure, Eppure,
non hai bisogno di terminare, meno intelligente di te, e, chiaramente,
mi manca la buona preparazione di base, sono una povera impiegata di
banca, Smettila di ironizzare, non ho mai pensato che fossi meno
intelligente di me, voglio solo dire che questa tua idea è assolutamente
sorprendente, In me inaspettata, In un certo qual modo, sì, Lo storico
sei tu, ma credo di sapere che i nostri antenati hanno cominciato a
essere abbastanza intelligenti per avere delle idee solo dopo aver avuto
quelle idee che li resero intelligenti, Ora te ne vieni fuori anche con
i paradossi, passo da uno stupore all'altro, disse Tertuliano Máximo
Afonso, Prima che tu finisca per trasformarti in una statua di sale,
vado a fare il caffè, sorrise Maria da Paz, e mentre camminava nel
corridoio che la conduceva in cucina stava dicendo, Metti in ordine il
caos, Máximo, metti in ordine il caos.”, (pp. 88-89).
Ricapitolando: sovrapposizione di necessità e destino da una parte (vero e proprio nucleo creativo del cinema di Villeneuve) e declinazione marcatamente intrapsichica delle dinamiche narrative dall’altra (nel libro Helena non è incinta e il finale differisce radicalmente, spostando l'intera narrazione più sul versante surreale che su quello mentale). Sono questi gli aspetti che il cineasta canadese sviluppa e interpreta personalmente nella trasposizione filmica.
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mercoledì 2 settembre 2015
DEALER
In una metropoli imprecisata, uno spacciatore trascorre una sfibrante giornata di incontri e consegne, pedalando da una parte all’altra della città con la sua bicicletta e il marsupio pieno di stupefacenti.
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